04 aprile 2025

Sinodo italiano: bocciato il testo "poco attento a donne e gay


L'assemblea del Sinodo della Chiesa italiana boccia le 50 proposizioni del testo finale. Nessuna "correzione" da apportare ma tutto da cestinare e rivedere. Il motivo? "Poca attenzione alle donne e ai gay". Così sintetizzano i giornali una vicenda che mostra lo stato di confusione della Chiesa italiana. Zuppi: "Delusione". 

Ansa - La base dell'assemblea sinodale della Cei respinge al mittente il testo che doveva segnare il futuro della Chiesa italiana.

Troppo blando sulla questione della pastorale per gli Lgbt (nel testo definiti in un linguaggio un po' clericale come "persone in situazioni affettive particolari"), sulla leadership delle donne e sulla corresponsabilità dei laici nella gestione delle finanze nelle parrocchie.

Dopo anni di riunioni è arrivato un testo precotto, forse troppo sintetico e poco incisivo. E così viene tutto rinviato di sei mesi, ad una assemblea che si terrà ad ottobre. Slitta di conseguenza la tradizionale assemblea dei vescovi che si tiene a maggio, che si terrà dunque a novembre, per consentire il tempo di avere il nuovo testo dall'assemblea sinodale. 

Era successo solo tre volte negli ultimi vent'anni ed era stato davvero per cause di forza maggiore: nel 2005 per la morte di Giovanni Paolo II e poi altre due volte negli anni del Covid. Una assemblea "vivace", come l'ha definita la stessa dirigenza della Conferenza episcopale italiana, ed una presa di posizione forte, da parte della base, come non si era mai visto nel passato. Una situazione che richiama alla mente le posizioni 'frizzanti' della Chiesa tedesca anche se il cardinale presidente della Cei, Matteo Zuppi, tiene a precisare che "si tratta di due situazioni differenti".

Lo stesso arcivescovo di Bologna in un certo qual modo poi cerca di richiamare all'unità: "La comunione è pensarsi insieme, quel cuore solo e quell'anima sola che non annullano le differenze ma annullano la divisione", dice nell'omelia della messa che chiude i lavori, in anticipo sui tempi, tanto non c'era margine per arrivare ad una conclusione più fattiva. I vescovi italiani mandano anche un messaggio al Papa riferendo che c'è stata "una discussione aperta" ma che in ogni caso "la Chiesa non è un Parlamento".

 [CONTINUA]

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